Tra dirigenti tuttologi e maestre fotografe: cronache di un’inclusione che fa acqua da tutte le parti

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Classe: 5 elementare

FATTI:

La preside vuole stabilire l’orario migliore per la terapia, lei è preside, deve dirigere una scuola, e vuole stabilire, sostituendosi alla terapista, qual è l’orario migliore per fare terapia. E vabbè.

La bambina utilizza il computer come previsto dalla legge, lo sa usare bene, come gli altri bambini del gruppo di Terapia, che sono sempre in quinta elementare. Le maestre non sanno fornire i file digitali, acquisiscono il documento come foto e poi lo salvano come PDF, perché non hanno la minima idea di quale sia la differenza di acquisire il documento come testo invece che come foto.

La bambina glielo spiega, perché la terapista gliel’ha spiegato in terapia, e la maestra insiste che è un PDF e le fa vedere che dopo il punto c’è scritto PDF. La bambina ha sorriso. Mah.

Qual è la PRIMA soluzione della maestra, e anche di qualche sua collega? Sottrarre il computer alla bambina, far sedere la bambina alla cattedra, sedersi al posto della bambina, e scrivere il testo copiandolo dalla lavagna sostituendosi alla bambina. La bambina si annoia, non fa nulla, e si sente un idiota. Mah.

Qual è la SECONDA soluzione della maestra e anche di qualche sua collega? Sottrarre il computer alla bambina, portarselo alla cattedra, far fare il copiato a tutti i bambini, controllare ossessivamente la bambina, e avvicinarsi continuamente al banco dicendole testuali parole “non devi assolutamente copiare, il pdp non lo prevede quindi tu non devi copiare”, senza fornire alcuna alternativa alla bambina che lei parcheggia beatamente nel banco a non fare nulla. Come glielo spieghiamo che alla bambina bisogna fornire il file digitale ma che può tranquillamente copiare perché anche se si perde i pezzi, salta le frasi, commette errori, ha comunque i file digitale perché così a casa possa controllare? Un adulta, un educatore, una che si definisce maestra, è ossessionata dalla bambina e scende a livelli bassissimi parlando di pdp con una bambina di 10 anni in classe davanti a tutti i compagni. Mah.

Può essere che nessun collega si renda conto che queste dovrebbero zappare la terra, e forse nemmeno quello sarebbero in grado di fare?

Il giorno successivo, ne accade un’altra. Alla preside, che tanto ci tiene all’orario di terapia perché non sia una terapista, viene spiegato via mail che la bambina può tranquillamente copiare, che vale come allenamento all’uso della tastiera, purché le venga fornito il file digitale per poter avere a casa il lavoro completo, in modo che lo posso lavorare in maniera del tutto serena.

Il giorno successivo alla mail la preside va in classe, e chiede a tutta la classe, in quinta elementare, di leggere, si avete capito di leggere, a voce alta. 

E per far vedere che è la migliore preside del mondo solo alla bambina dislessica (che non è l’unica dislessica della classe ovviamente ma è l’unica che lavora col computer) non lo chiede.

Magari la tizia si illude di essere stata brava, stupenda, giusta e inclusiva, di aver rispettato la legge, io invece se la potessi avere davanti le chiederei “se la preside vuole far vedere che partecipa alla vita della classe, non avrebbe potuto fare una domanda generica, anche più domande, a tutti i bambini, lasciandoli liberi di esprimersi, senza evidenziare così tanto la differenza tra bambini che sanno leggere a voce alta e bambini che hanno difficoltà?”

Questi sono gli adulti che abbiamo nelle nostre scuole?

Questi sono gli educatori che stanno formando il futuro di questo paese?

A posto così.

E chest è.